Deliziosa, chiedevi
con sguardo assai ridente
e il tono di voce che già bacia
dove incontrarci domani: non un luogo
di ritrovi usuale: per noi amanti,
noi, esperti d'incontro,
uno complice e santo,
uno segreto.
Non bar, fra ceffi urbani,
o musei, fragoroso silenzio,
né chiese, peroranti
di false eternità:
un luogo vivo volevi,
vero e degno di eventi,
un luogo d'amore,
per umani.
Troviamoci, amica,
in una biblioteca.
Scegli quella che vuoi,
ma io ne ho una in mente:
ti do appuntamento in un luogo eccellente.
Ci si può camminare:
il pavimento non scricchiola,
il direttore è un amico,
piccoli dritti viali
fitte siepi d'avviso:
dorsi, titoli, tracce,
galanti imbonitori di universi discreti,
miriadi di pensieri che salutano al passo
muti, mutui, cordiali.
Poi, ci si può danzare:
lì spazio e tempo
sono rotondi come altrove mai:
concorrono correnti imprese musicali,
si aggiungono in rigore ritmi estremi,
alto e fondo fervore del fiato e della voce,
e c'è materia, e modo,
c'è semenza e c'è fiore:
lì, bello, il cumulo delle disperazioni,
maelstromando con l'estasi,
si stempera in un medium di allegria,
e spesso, davvero, amica mia,
allungando la mano,
bagnandosi le dita,
unica acqua santa,
di saliva,
puoi toccare con gli occhi, puoi vedere,
scorgere nettamente (come quando,
nel bosco, lo scoiattolo)
certi argomenti di felicità:
i bit per cui il gioco
vale ogni candela.
Troviamoci lì: non c'è luogo
migliore per scommettere l'unione,
o, più semplicemente, il desiderio.
Se vorrai, se potremo,
ci faremo l'amore.
E dopo, o altrimenti, che meglio
di riunirsi, in due, nella lettura?
Un libro, uno dei nuovi,
o dei già letti: da me, da te, da noi.
Sai leggere com'è: fastoso amore
fra l'occhio e la parola
fra la parola e la mente
fra la mente e il ricordo
fra il ricordo e l'immagine
fra l'immagine e, semplicemente,
essere, sé, la dolce compagnia
dell'infanzia splendente e generosa.
In due così, parola per parola,
sperduti nel fervido sahara
e pullulanti cattedrali d'acqua,
fra pesci, agnelli, fra pani
di un sapore instancabile: tenendo,
o non tenendo, questo lo vedremo,
le nostre mani abbracciate.
Leggeremo
ugualmente:
ad ogni riga
uniti nello sguardo d'orizzonte.
Non è un buon posto, mia cara?
È pulito, è discreto:
si spreca poca voce
nella ricchezza immensa di parole.
Dunque, ti aspetto in biblioteca:
ti giuro,
finché non ti vedrò,
non sfoglierò una pagina,
né guarderò un titolo.
Contro la tentazione,
chiuderò gli occhi, paziente,
nell'odore di miele e palissandro:
tu, quando arrivi, come sempre fai,
sfiorami con le dita, quietamente,
il collo e il dorso.
Roberto Piumini
(da: La Biblioteca desiderata, 1995)