mercoledì 26 novembre 2008

Ti do un appuntamento in un luogo eccellente

Deliziosa, chiedevi

con sguardo assai ridente

e il tono di voce che già bacia

dove incontrarci domani: non un luogo

di ritrovi usuale: per noi amanti,

noi, esperti d'incontro,

uno complice e santo,

uno segreto.

Non bar, fra ceffi urbani,

o musei, fragoroso silenzio,

né chiese, peroranti

di false eternità:

un luogo vivo volevi,

vero e degno di eventi,

un luogo d'amore,

per umani.

Troviamoci, amica,

in una biblioteca.

Scegli quella che vuoi,

ma io ne ho una in mente:

ti do appuntamento in un luogo eccellente.

Ci si può camminare:

il pavimento non scricchiola,

il direttore è un amico,

piccoli dritti viali

fitte siepi d'avviso:

dorsi, titoli, tracce,

galanti imbonitori di universi discreti,

miriadi di pensieri che salutano al passo

muti, mutui, cordiali.

Poi, ci si può danzare:

lì spazio e tempo

sono rotondi come altrove mai:

concorrono correnti imprese musicali,

si aggiungono in rigore ritmi estremi,

alto e fondo fervore del fiato e della voce,

e c'è materia, e modo,

c'è semenza e c'è fiore:

lì, bello, il cumulo delle disperazioni,

maelstromando con l'estasi,

si stempera in un medium di allegria,

e spesso, davvero, amica mia,

allungando la mano,

bagnandosi le dita,

unica acqua santa,

di saliva,

puoi toccare con gli occhi, puoi vedere,

scorgere nettamente (come quando,

nel bosco, lo scoiattolo)

certi argomenti di felicità:

i bit per cui il gioco

vale ogni candela.

Troviamoci lì: non c'è luogo

migliore per scommettere l'unione,

o, più semplicemente, il desiderio.

Se vorrai, se potremo,

ci faremo l'amore.

E dopo, o altrimenti, che meglio

di riunirsi, in due, nella lettura?

Un libro, uno dei nuovi,

o dei già letti: da me, da te, da noi.

Sai leggere com'è: fastoso amore

fra l'occhio e la parola

fra la parola e la mente

fra la mente e il ricordo

fra il ricordo e l'immagine

fra l'immagine e, semplicemente,

essere, sé, la dolce compagnia

dell'infanzia splendente e generosa.

In due così, parola per parola,

sperduti nel fervido sahara

e pullulanti cattedrali d'acqua,

fra pesci, agnelli, fra pani

di un sapore instancabile: tenendo,

o non tenendo, questo lo vedremo,

le nostre mani abbracciate.

Leggeremo

ugualmente:

ad ogni riga

uniti nello sguardo d'orizzonte.

Non è un buon posto, mia cara?

È pulito, è discreto:

si spreca poca voce

nella ricchezza immensa di parole.

Dunque, ti aspetto in biblioteca:

ti giuro,

finché non ti vedrò,

non sfoglierò una pagina,

né guarderò un titolo.

Contro la tentazione,

chiuderò gli occhi, paziente,

nell'odore di miele e palissandro:

tu, quando arrivi, come sempre fai,

sfiorami con le dita, quietamente,

il collo e il dorso.

Roberto Piumini

(da: La Biblioteca desiderata, 1995)

giovedì 20 novembre 2008

Andrea

Andrea è il mio papà.

Andrea è il mio primo bacio.

Andrea è la prima bruciante alienante distruttiva delusione che mi ha annientata.

Andrea è stato un gioco, che allo stesso tempo si è preso gioco di me. Che a volte dimentico di aver vissuto.

Andrea è la mia presa di coscienza, il mio aprire gli occhi, è scoprire cosa mi piace e cosa no, scoprire che esisto, the best platform from which to jump beyond myself

Andrea ha il sapore amaro dell’amore scansato, voluto, tormentato e poi negato. Come un bicchiere di cognac che tieni in bocca finchè non lo sopporti più, ti scende nello stomaco a scaldarti per poi dissolversi.

Andrea è una sorpresa, una mano elegante, un pensiero gentile, un abbraccio forte, un gran punto interrogativo.